Apple spinge Facebook a rimuovere la VPN dall’App Store per furto di dati - Hack Mur@Z

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venerdì, agosto 24, 2018

Apple spinge Facebook a rimuovere la VPN dall’App Store per furto di dati

facebook

Il servizio Virtual Private Network (VPN) Onavo Protect, acquistato da Facebook nel 2014 per 200 milioni di dollari, non figura più tra le applicazioni disponibili sull’App Store perché Apple ha ritenuto che violasse le politiche di raccolta di dati.


Così le grandi pulizie che Facebook sta attuando in questi ultimi mesi non si limitano a ciò che accade all’interno del quartiere generale di Menlo Park. Onavo Protect tende infatti, tra le altre cose, a carpire quali altre applicazioni vengono prelevate dagli utenti, così da decidere quali software acquisire o produrre.
onavo
Le norme di Apple, riviste per un’ennesima volta all’inizio del 2018, impongono “esplicitamente che le app non devono raccogliere informazioni circa le altre app installate sul dispositivo di un utente, al fine di analisi, pubblicità o marketing. Devono rendere chiaro quali dati dell’utente saranno raccolti e come saranno usati”, recita una nota. A inizio agosto, Apple ha fatto sapere a Facebook che l’app non rientra nei propri canoni di protezione della privacy e, dopo una serie di colloqui infruttuosi, Cupertino ha ufficialmente chiesto a Menlo Park di rimuovere spontaneamente la VPN dall’App Store.
Sul fronte Android, per il momento almeno, l’app è ancora disponibile e non sembrano esserci richieste né volontà di rimozione da parte di Google.
Cos’è una VPN e cosa fa Onavo ProtectLe VPN crittografano il traffico internet di chi ne fa uso e lo reindirizzano verso un server privato, in modo da aggirare restrizioni e controlli.
Onavo Protect fa quello che dice ma, in più, raccoglie una quantità di dati per favorire le proprie attività di analisi e indagine. Qui una guida completa sul funzionamento e la scelta di una buona copertura VPN.


Il punto di vista di FacebookDai piani alti c’è stata la volontà di minimizzare la portata dei fatti, smentiti però da fonti terze durante il mese di marzo 2018, quando un report ha permesso di stabilire che Onavo Protect continuasse la sua attività di raccolta dati anche quando non attiva. Peraltro Mark Zuckerberg, durante le audizioni davanti al Congresso americano lo scorso giugno, ha ammesso che l’azienda raccoglie dati proprio tramite Onavo Protect e che, l’analisi delle informazioni acquisite, è stata una delle molle che ha condotto all’acquisto, sempre nel 2014, di WhatsApp.
Privacy sempre più importanteSe l’onda anomala di Cambridge Analytica non si è ancora del tutto calmata, lasciando segni visibili a occhio nudo sulla seconda trimestrale 2018 di Facebook, il peggio non può essere ragionevolmente passato. Gli azionisti vogliono risposte ed esercitano pressioni e Facebook, che con i dati ci vive e si sostenta, sta cercando di intrufolarsi anche nella vita offline dei propri utenti, chiedendo alle banche i dati finanziari dei propri clienti, anche per offrire nuovi servizi.
400 app in menoNel frattempo Facebook ha comunicato di avere sospeso 400 applicazioni poiché sospetta che facciano un uso non appropriato dei dati che queste raccolgono. Anche in questo caso, abbiamo pubblicato una guida utile per rimuovere le informazioni in possesso delle applicazioni che hai autorizzato.
Fonte: Wired.it